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Ideato da L'Armonizzatore di Frequenze 

Ciao, da adesso si ricomincia!

2026-04-22 22:51

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Ciao, da adesso si ricomincia!

articolo #0 de l'armonizzatore di frequenze blog

Ho pensato diecimila modi per iniziare a scrivere questo articolo e ne ho già cancellati e riscritti ventimila, per questo credo che dovrò soccombere accettando di essere la persona più banale del mondo tentando di tirare avanti ugualmente!

Per prima cosa vi dico che non avrei mai pensato di aprire un blog nel 2026... o meglio, non avrei immaginato di avvertire un desiderio del genere in questo preciso momento storico, intendo dal punto di vista socio-informatico. Perché adesso quello che conta è la velocità di fruizione dei contenuti. È un imperativo a cui tutti dobbiamo obbedire ciecamente, non si discute!...

E andando più a fondo mi chiedo: perché voglio aprire un blog? Che cosa ho da dire? Ho veramente qualcosa di interessante da dire? La risposta ovviamente è no, basta di per sé il fatto che ormai è stato detto già tutto. Potrei però avventurarmi nell'impervia impresa del COME ve lo dirò io, sicuramente meglio di tutti gli altri!.. lasciamo perdere e facciamoci un bel bagno di umiltà; non posso certo avere la presunzione di essere un grande scrittore. Bel casino questo blog... 

Quindi vi dirò che lo faccio per me! Innanzitutto perché ho sempre avuto la passione per la scrittura; una passione latente, molto latente, è vero... ma pur sempre una passione, un'esigenza. Sì, perché se dico una cosa non ci credo né io né gli altri, invece se la scrivo, almeno io ci credo. E comunque, se non ho mai fatto una cosa, non significa che non possa iniziare adesso, ecco. La voglia di scrivere un blog di fotografia muove principalmente da una forte sensazione di frustrazione che mi accompagna da quando ho iniziato, più o meno 15 anni fa, a frequentare specifici luoghi della rete nei quali, pur avendo anche tentato diverse volte di variare le piattaforme utilizzate, vedo sempre gli stessi comportamenti ripetitivi, insopportabili, autodistruttivi da parte degli utenti, peraltro in crescente livello di degrado. Forse avrete già capito a quali “luoghi” mi riferisco.

Soprattutto nel campo artistico, per chi intende condividere qualcosa di concreto (o con vocazione di concretezza), siamo oggi giunti ad un punto di svolta. I più popolari social odierni propongono un feed infinito di contenuti dove molto spesso, per trovare un qualcosa di interessante, gli utenti sono costretti a scrollare una quantità gigantesca di spazzatura; questo è ciò che rende la “navigazione” (il Dio dell'internet mi perdoni per aver usato questo termine) un'esperienza snervante, estenuante. Probabilmente sono già diversi anni che le cose vanno così, la mia capacità di sopportazione comunque è arrivata al limite adesso. Perché in un ecosistema dove ogni utente spreme volontariamente tutte le sue energie, fino all'ultima goccia, per accaparrare like, nuovi follower, popolarità... in un mondo dove gli artisti, per essere notati, per essere considerati, si abbassano nel tentativo di diventare delle vere e proprie star dell'intrattenimento, quanto spazio rimane per la spontaneità, per la contemplazione, per i sogni? E per ciò che conta davvero? In un mondo dove i fotografi mettono tutto in piazza, come si può riprovare quella sensazione in cui cullarsi per essere il custode di un segreto? Considerato il contesto, la strada che sempre più guida la nostra vita da iper-connessi (forse sarebbe più appropriato il neologismo “iper-sulla-piazza”), assume notevole importanza il concetto di “Diritto al Santuario”. Dovremmo tutti orientare le nostre azioni per difenderlo con ardore. Il SANTUARIO è da intendersi come il luogo sicuro e inviolabile dove ognuno di noi deve avere la possibilità di rifugiarsi al fine di dare sfogo al libero pensiero, alla fantasia, alla creatività o a qualsivoglia esigenza di restare al riparo dai riflettori; per chi volesse approfondire, è un concetto che la prof.ssa Shoshana Zuboff ha introdotto nella sua analisi del surveillance capitalism (capitalismo della sorveglianza). 

Siamo immersi in un universo dove i fotografi assomigliano sempre meno agli artisti e sempre più a noiosi “creatori di contenuti”, a cui in genere è più caro mettere in mostra sé stessi rispetto alla propria produzione; ma con divertentissimi reel, biografie di vite spericolate, ricchi premi e cotillons. Dove le caratteristiche fisiche di bellezza di fotografe e fotografi sono utilizzate per aumentare l'engagement distraendo dal contenuto del messaggio, dove domina la “caption strategy”, il “link in bio”, dove scorre sempre tutto a velocità supersoniche, dove il contenuto di oggi manda nell'oblio quello di ieri, ragazzi, ma cosa stiamo facendo! Basta! Da parte mia, ho deciso di fare tabula rasa e la chiudo qui, ho già fatto fagotto e adesso, con un bel sorriso sul volto, mi congedo.

Proverò a raccontarvi il mio nuovo progetto di presenza on-line, in realtà molto semplice. Decisamente, tutta roba già vista. Va da sé che non mi cagherà nessuno, cioè, non mi ha mai cagato nessuno ma adesso ancora meno. Ma non divaghiamo. Da ciò che noto gironzolando per la rete alla ricerca di soldati per la mia crociata anti-social, penso di non essere un caso isolato; sono in buona e soprattutto numerosa compagnia; se potrò essere di conforto a chi sta provando le mie stesse sensazioni, sarà da parte mia la soddisfazione più grande!

Spinto dal mio animo affranto per i motivi di cui parlavo poco fa, ho fatto alcune ricerche mirate sulla rete (utilizzando il buon vecchio motore di ricerca), approdando ad un articolo che descriveva il movimento “indie-web”. E' composto da chi ha nostalgia del vecchio internet, quello dei siti, quello in cui si “navigava”, soprattutto nostalgia per la sensazione che scaturiva dalla navigazione: tu partivi e non sapevi dove saresti approdato. Era bellissimo per questo, perché ogni sessione di navigazione attivava in te il sogno, la creatività, le scoperte che facevi ti rendevano parte attiva di un'avventura. [Ben lungi dallo scrollare odierno in cui l'utente è parte passiva, sottoposto ai contenuti che decide l'algoritmo in una danza infinita e riverberante di dipendenza, che aumenta sempre più. Una ricerca spasmodica all'ultima piccola scarica di dopamina che ti gratifica lievemente per poi ripresentarsi fortissima e sbatterti al muro ancora una volta].

Leggendo ciò mi è tornato in mente un ricordo bellissimo. Il giorno di Natale di un anno indefinito, dopo il pranzo con i parenti, mi rifugiai nella mia camera e per godere di un piccolo momento di solitudine chiusi la porta. La situazione era già di per sé propizia per rilassarsi assaporando appieno quell'attimo: ero in vacanza dalle lezioni universitarie, avevo la pancia piena di pietanze buonissime, fuori faceva molto freddo con la pioggia e io mi accingevo ad accendere il mio computer in totale solitudine! E in una casa calda!Navigando la rete, approdai in tempi brevi ad un sito di poesie molto belle, le lessi tutte. La veste grafica era molto curata da chi aveva progettato il sito, vi erano vari disegni, tutti a tema “inverno”con delle piccole animazioni molto discrete, delle stelline che ogni tanto comparivano e rendevano magica la lettura di quei meravigliosi testi, accompagnati da una musica ambient/new age, anch'essa scelta attentamente perché si adattava perfettamente al contesto nel suo complesso. Mi sentii felice in quel momento. Voglio riprovare quella sensazione. Rivoglio quel tipo di internet. E questo per me è il concetto di indie-web. Ritornare e incoraggiare questo tipo di fruizione della rete è necessario per ri-focalizzare l'esperienza della rete sulle persone, sulla creatività, su quel sano anonimato che non lascia terreno fertile al germogliare della vanità.

Per questo la mia nuova presenza on-line sarà ispirata a tutto questo, che me ne sto andando via dalle piattaforme si è capito ma adesso che fare? Come ho già detto, alla luce di questa nuova filosofia di pensiero che ho deciso di seguire, la risposta che si incastra meglio a questa domanda è: niente! Non fare niente... Se dovessi spiegarvi come sarà nel dettaglio, non sono minimamente in grado di dirvelo, perché non lo so nemmeno io. La tecnica di pianificare tutto quanto ancora prima di iniziare non fa parte del mio approccio da pigro, preferisco semplicemente iniziare a mettermi in viaggio e vedere cosa succede, chi e cosa incontro nel tragitto. La chiamano serendipità, questa, e io a riguardo sono l'azionista di maggioranza. Ho solo il desiderio di sviluppare il mio sito (unico canale che utilizzerò da ora in poi) per creare il mio santuario dove profonderò le mie forze per trasmettere ai visitatori quello che provo tramite i miei contenuti. Ovviamente non sbandierati. Eh no, non mi vedrete fare balletti e tantomeno sondaggi... con risposte in bio! A parte gli scherzi, tramite le righe appena scritte mi auguro di essere riuscito a trasmettervi la voglia di cambiamento necessario per la continuazione della mia attività on-line; magari con questo articolo e i futuri avrò stimolato in voi la curiosità di riflettere su alcune cose. O magari anche no... Ci risentiamo presto e, visto che sei arrivato a leggere fino qui... te ne sono grato! Un'ultima cosa: può darsi che alcune frasi stridano un po' a livello di italiano. Ho fatto poche revisioni, perdonami. Sono un tipo pragmatico e soprattutto pigro. Un abbraccio!

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